Mal di stomaco
La sofferenza silenziosa e dimenticata della donna: dispareunia, vulvodinia, neuropatia del pudendo, fibromialgia, endometriosi, ed altre forme di dolore che influenzano la vita sessuale femminile”.

Il dolore durante la penetrazione o dispareunia è una condizione che interessa circa 1 donna su 10 in età fertile e 4 donne su 10 in menopausa.

L’argomento risulta ancora un tabù ed è spesso sottovalutato dagli specialisti: in realtà, incide negativamente sul benessere sessuale e anche sull’equilibrio della vita di coppia.

Quali sono le cause di questo disturbo? Possono essere singole, multiple, dovute all’età (o no: alcuni sintomi sono uguali sia in età fertile che in menopausa, anche se sono dovuti a cause diverse), o a qualche patologia sistemica (neuropatia del pudendo, fibromialgia, endometriosi). Il dolore può essere localizzato a tutta la pelvi, profondo (dispareunia profonda), o superficiale (vulvodinia).

 

Le donne con dolore sessuale sono maggiormente a rischio di disfunzione sessuale, angoscia relazionale, ridotta qualità della vita, ansia e depressione. La ricerca di una diagnosi può durare per anni: la vulvodinia ha un ritardo diagnostico di quasi 5 anni, a fronte di un 16% di donne che ne soffrono; l’endometriosi colpisce il 10-15% delle donne ed ha un ritardo diagnostico di 7 anni e mezzo; la fibromialgia colpisce 1,5-2 milioni di persone - con un rapporto donne-uomini di circa 9 a 1 - e con un ritardo diagnostico di circa 5 anni, la neuropatia del pudendo è causa del 4% dei casi di dolore pelvico cronico con ritardi fino a dieci anni nella diagnosi per un paziente su tre.

 

In molti casi la difficoltà nel diagnosticare rapidamente il disturbo è legata alla complessa anatomia dell’area, un labirinto di muscoli, nervi e ossa con funzione di protezione e di sostegno per vescica, intestino e organi sessuali. Il ritardo nella diagnosi di queste patologie deriva dalla scarsa conoscenza dell'innervazione, dell’anatomia e della fisiopatologia di questa zona, e dalla mancanza di un approccio interdisciplinare. Sono ritardi che si ripercuotono sulla vita delle donne che soffrono di queste malattie e che spesso hanno conseguenze non solo sulla salute fisica, ma anche su quella psicologica e sociale. Importante è quindi la diagnosi precoce, affidandosi a professionisti qualificati, che abbiano la capacità di interconnettersi con altre figure professionali per garantire alla donna una presa in carico a 360 gradi.

 

A causa della sua eziologia multifattoriale, è assolutamente necessario un approccio multidisciplinare per trattare la dispareunia. La terapia deve essere mirata, adeguata, e spesso multipla (medica, riabilitativa, chirurgica, psicologica), con l’utilizzo anche di presidi ed apparecchiature tecnologiche adeguate, non disponibili ovunque. Ogni patologia ha il suo professionista di riferimento: se ad esempio la dispareunia superficiale (ad es. la vulvodinia) inizialmente può essere auto-trattata con creme locali, vedremo nel capitolo dedicato come sarà spesso necessario un counselling sull’igiene sessuale, la prescrizione di farmaci di pura competenza specialistica ginecologica; nonché la collaborazione essenziale di ostetrica, fisioterapista ed osteopata per le terapie fisiche e manuali, ed eventualmente la consulenza psico-sessuologica. D’altronde, la diagnosi e la dispareunia profonda (ad es. dovuta ad endometriosi) avranno come attori il ginecologo ed il radiologo esperti in endometriosi, l’eventuale supporto psicologico, ed il ginecologo e/o altri professionisti esperti nella riabilitazione del pavimento pelvico.

 

La riabilitazione del pavimento pelvico è una parte importante di questo trattamento multidisciplinare. Possono essere utilizzate diverse tecniche manuali (come il rilascio miofasciale, tecniche di massaggio intravaginale, ecc.), nonché la stimolazione elettrica neurale transcutanea (TENS), la stimolazione elettrica funzionale (FES). Le tecniche manuali (con o senza biofeedback) aumentano la consapevolezza della donna sui propri muscoli del pavimento pelvico, e possono aiutare a far rilasciare trigger e tender point, normalizzandone l'iperattività.

 

Complementare può essere l’utilizzo dell’agopuntura e cannabis medica.

L'agopuntura non mirerà a curare le patologie di per sé, ma a cercare di risolvere i diversi quadri di disarmonia e di perdita dell'equilibrio che sono responsabili della sintomatologia.

Dal momento che in medicina cinese non esiste una patologia da curare, ma la paziente da curare, non esiste un trattamento univoco che vada bene ogni donna affette, ma di volta in volta bisognerà valutare il singolo caso. È la persona ad essere al centro dell'attenzione del momento terapeutico, e più strumenti si hanno a disposizione, più alta è la possibilità di poter permettere a queste donne di avere una qualità migliore della loro vita.

Il razionale terapeutico dei cannabinoidi nelle patologie ginecologiche, invece, si basa sulla capacità dei principi attivi di intervenire sul controllo del dolore, le tensioni muscolari, l’infiammazione e l’ansia, che possono fare parte del corredo sintomatologico. Si può avviare un percorso terapeutico basato su varie preparazioni: un olio assorbito a livello intestinale, con rapporto THC:CBD da valutare in sede di visita, da assumere per via orale con azione sul lungo termine; preparazioni da assumere per via inalatoria o topica (a base di THC e/o CBD dipende da caso a caso) in modo tale da poter intervenire in maniera immediata in momenti di dolore acuto oppure per agevolare il rapporto sessuale, alleviando i sintomi grazie agli effetti antalgici, lenitivi e miorilassanti. La scelta e la risposta a queste modalità di somministrazione sono individuali e da concordare caso per caso.